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La formula della divisione

Dicono che noi italiani siamo molto bravi in matematica e soprattutto siamo eccezionali nelle operazioni di divisione, si perché da sempre agli abitanti del Bel Paese, gli piace sempre dividersi in categorie contrapposte perché alla tenzone, alla partita, alla sfida, non sanno, né possono, né vogliono mai rinunciare. È sempre stato così, da quando mondo è mondo: Romolo contro Remo, guelfi contro ghibellini, Bartali contro Coppi, destra contro sinistra, Inter contro Juve… cuochi contro pizzaioli.
Chi è il più forte? Chi vincerà? 
Forse alla fine poco importa di chi vince o chi perde, perché a noi italiani più della sfida in se, della sfida ci piace parlare e analizzare,pizza.jpgbattibeccare sui pro e i contro, fare i distinguo, puntualizzare. Difatti anche nella dialettica contrapposta siamo imbattibili, praticamente campioni del mondo. Insomma siamo dei perfetti italiani.
Le categorie contrapposte si manifestano ovunque, e non possono certamente non manifestarci anche nel cibo, e nella la pizza: chi la vuole sottile e croccante, chi non potrebbe mai rinunciare alla napoletana con il suo bel cornicione dorato.
Chi ha ragione? Tutti e nessuno, perché il gusto è qualcosa di strettamente personale, decisamente soggettivo e quindi ognuno mangia come più gli aggrada o si schiera con chi più lo ispira.

Dovevo vincere io
Ma l’anima divisiva e contrapposta trova il meglio di se in occasione delle gare. In Italia i cosiddetti contest fra pizzaioli, grandi e piccoli campionati, famose e sconosciute competizioni ce ne sono quanti ne volete: regionali, italiani, europei, mondiali, universali, galattici, non ci facciamo mancare nulla.
Partendo dal concetto di divisione di cui prima è quasi normale che anche e soprattutto in queste tenzoni vige la regola dello scontro e del contro e aggiungiamoci pure del sospetto che è sempre la scintilla che fa scattare la divisione.
Il sospetto che le garette siano abbastanza pilotate, giurie compiacenti, (a volte decisamente incompetenti) ed ecco che scoppiamo di brutto, ma proprio di brutto, liti e polemiche.
Come quella che ha sparato recentemente, il 19 aprile 2019, il Maestro Pizzaiolo Attilio Albachiara, Presidente dell’Associazione Mani d’Oro, Patron del Trofeo Pulcinella, due volte Campione del Mondo categoria “Pizza Napoletana S.T.G.”, Ambasciatore della Pizza Napoletana S.T.G. nel mondo.
Cosa è che fatto incavolare il Maestro Attilio? Lo scrive lui stesso in una lunga circolare di denuncia. Ecco qua la sua denuncia con a latere qualche nostra doverosa osservazione.
“Analizzando i filmati delle esibizioni dei vari vincitori della XXVIIIa edizione del Campionato Mondiale della Pizza, che si è svolto a Parma tra il 9 e l’11 aprile scorsi, ho notato che il signor Lorenzo Collovigh, nel corso della sua esibizione, ha più volte violato il Disciplinare di Produzione della Specialità Tradizionale Garantita “Pizza Napoletana” previsto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali”.
Con tutto il rispetto per il disciplinare che è (lo abbiamo sempre scritto) uno straordinario traguardo raggiunto dai pizzaioli napoletani a tutela dello loro tradizioni, ma la domanda è: siamo certi che tutti i pizzaioli che garantiscono ai loro consumatori la pizza napoletana STG poi rispettano pedissequamente, ongi giorno, su ogni pizza, in ogni momento il disciplinare? Abbiamo qualche dubbio in merito.
Vabbè, ma andiamo avanti con la denuncia ai campionati del mondo di Albachiata che puntualizza meglio:
“Queste le principali e più evidenti violazioni al disciplinare commesse da Collovigh durante l’esibizione che gli è valsa il titolo di Campione del Mondo nella categoria “Pizza Napoletana S.T.G.”:
1 Manipolazione dell’impasto e stesura della pizza: Collovigh non si è attenuto all’arte di stendere la pizza con lo schiaffo,?(niente schiaffi quindi, si vede che il Collovigh non è un tipo violento).
2 Collovigh non indossava il cappello, (non abbiamo il piacere di conoscere Collovigh, ma se non aveva il cappello è perché sicuramente non voleva rovinarsi la permanente appena fatta, dai Attilio non stare li a guardare il pelo…)
3 Collovigh ha utilizzato l’olio in un biberon di plastica senza indicare se l’olio fosse Dop o meno. Inoltre, il ?disciplinare prevede l’utilizzo della bottiglia o dell’agliara. ?(No Collovigh, questo no, non dovevi farlo, il biberon del piccolo no! Si è saputo dopo che nel back stage dei campionati del Mondo c’era il putiferio, urla, strilli, pianti:  c’era un neonato che doveva poppare e qualcuno gli avevano fregato il biberon…)
4 Quantità di olio utilizzata: Collovigh ha utilizzato il metodo “a fontana”, mentre il disciplinare ne impone un cucchiaio. ?(Qui Collovigh ha ammesso di aver fatto una cazzata, non trovava il cucchiaio, aveva solo una forchetta e un coltello, c’era una fontana lì vicino e ha deciso di utilizzarla. Qui ha sbagliato, non c’è alcun dubbio. )
Conclude Albachiara con l’inevitabile sentenza “Le clamorose violazioni al disciplinare della Pizza Napoletana S.T.G. mi inducono a chiedere la revoca del titolo di Campione del Mondo di categoria per il signor Lorenzo Collovigh. Ovviamente sulla faccenda sta indagando direttamente la DIA, in collaborazione con la CIA.

Dai ragazzi, su… non è il caso di avvelenarsi la vita, lo sappiamo in ogni gara le polemiche sono sempre state all’ordine del giorno. I Contest devono essere una festa, un momento di incontro, di confronto e se volete di crescita. Per concludere va detto che se la contrapposizione e la competizione sono per noi italiani come il sale nella minestra, elemento necessario ad insaporire la vita, va pure detto che la minestra troppo salata a volte è immangiabile. Ergo: competizione si, ma senza esagerare perché senza collaborazione e condivisione non si risolvono i problemi. Anzi, più i problemi sono gravosi più le collaborazioni e le alleanze devono essere solide. Politica, economia: la regoletta a vale a tutti i livelli e vale anche per il settore della ristorazione. Te capì? Occorre però ricordare che l’Italia e gli Italiani hanno dato il meglio di se solo quando hanno saputo (e voluto) a pedalare all’unisono nella stessa direzione. Lo fanno rare volte, è vero, ma quando succede, per carità: fategli largo. Quando scatta la molla della solidarietà e della collaborazione siamo irraggiungibili, incredibili, quasi magici: insomma siamo degli italiani perfetti.

 

Giuseppe ROTOLO


17/06/2019

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